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Lungo inverno tra due fratelli

È vero, la storia si sviluppa seguendo le linee della guerra tra i ribelli di Eldain e l’impero di Cambria, ma il romanzo è più che altro il racconto della vita di Mordraud, come il titolo ci suggerisce. Nonostante i punti di vista narrati siano effettivamente quelli dei fratelli (anche se Gwen passa presto in secondo piano), oltre che altri personaggi importanti, mi sento di dirlo perché Mordraud muore. Non vi sto facendo uno spoiler colossale, ve lo assicuro, perché apprenderete questa preziosa informazione ancor prima di sapere chi è Mordraud. Il libro si apre, infatti, con una prefazione in cui i due fratelli sopravvissuti si troveranno a pensare al povero consanguineo scomparso davanti alla sua tomba vuota. Vabbé, la destinazione ora la conosciamo, ma possiamo sempre goderci il viaggio, vero?

La storia inizia ancor prima che i tre fratelli siano nati, ai tempi in cui i loro genitori dovevano ancora conoscersi, e si incammina verso quello che sarà il punto d’inizio delle loro vicende. Sin dai primi capitoli, ci troviamo in un mondo segnato dall’odio e dalla guerra e viene messo subito in chiaro che non leggeremo una storia simpatica e allegra, dove gli eroi salvano la principessa dal drago cattivo e la sposano prima di ingravidarla. In Mordraud, la politica e l’aspetto umano giocano una parte fondamentale, rendendo reali i personaggi e tessendo un racconto avvincente. La nostra curiosità e lo stile stilistico di Scalini ci spingeranno a divorare i primi capitoli, fino a inghiottire in un soffio una buona metà del libro: la figura dei cantori, l’accademia e le Lance Imperiali al servizio dell’imperatore, i ribelli di Eld arroccati sul Terrapieno, la vita in paese e nella capitale sono tutti elementi ben gestiti e narrati, reali e tangibili. Personalmente ho apprezzato molto la figura dei cantori e il modo in cui il canto veniva usato e studiato e devo ammettere di esserne rimasto affascinato.

Tutto questo senso di perfezione, però, mi ha improvvisamente abbandonato ad un certo punto del romanzo, più o meno verso la metà: ho iniziato a trovare alcune situazioni narrate un po’ forzate, altre semplicemente di troppo, mentre lo stile dell’autore, fino ad allora splendido e fluido, iniziava a perdere la sua armonia, quasi come se la penna fosse passata in mani meno esperte, intente in un tentativo di copia riuscito non troppo bene. Ad accompagnare questa brutta sensazione si sono aggiunte le messe in un angolo di personaggi fino ad allora centrali e l’aggiunta di nuovi nomi al solo scopo di veicolare le scelte dei protagonisti o, in molti casi, al solo scopo di riempire righe di narrazione per allungare un capitolo. Insomma, da un certo punto in poi è svanita la magia che manteneva gli occhi incollati alle pagine e mi sono sentito spinto a continuare la lettura solo dalla curiosità per lo svolgimento degli eventi.

Se dovessi dare un giudizio su questo primo romanzo della trilogia, e se sto scrivendo questo post è per darlo, direi che l’idea è più che buona e lo stile dell’autore è ben sopra la media, ma ho avuto l’impressione che si sia cercato di strafare, accantonando la cura che si era posta nella stesura della storia e nella caratterizzazione dei personaggi al solo scopo di produrre un librone da cinquecento e passa pagine, primo di una trilogia che mi aspetto della stessa mole. Mi duole dirlo, come mi è dispiaciuto scoprirlo leggendo, ma credo che Mordraud sia un romanzo appassionante che, purtroppo, perde presto quel suo tocco in più, riportandosi improvvisamente nel mare di belle idee sviluppate non troppo bene. Leggere per credere.

Alessandro d’Amito

By | 2016-12-04T18:31:39+00:00 maggio 20th, 2014|Categories: reviews|1 Comment

One Comment

  1. Fabio Scalini 21 maggio 2014 at 12:23 - Reply

    ciao Alessandro, grazie per la tua recensione, sia per gli aspetti positivi che evidenzi, che quelli negativi da cui si può sempre trarre insegnamento. Faccio una piccola puntualizzazione tecnica: i libri in realtà sono 4, non 3, e la mole sì, è simile.
    Posso però assicurarti che nessun’altra mano ha scritto il libro da un certo punto in avanti. Neppure un ipotetico revisore (che in realtà, non c’è: sono io stesso e i primi lettori del romanzo gli unici “revisori”).
    Se proseguirai in futuro con il resto della saga, aspetterò un tuo successivo commento!
    Fabio Scalini

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